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Sono nel mondo della fotografia da più di quarant’anni. Ho conosciuto molti fotografi. Quelli che ammiro come persone si contano sulle dita di una mano. Nessuno fa parte della compagnia di giro di mostre ed eventi e workshop. Angelo Cozzi è tra le dita della mano. Per spiegarlo meglio mi faccio imprestare le parole che Gherardo Gentili, mitico direttore di periodici, scrive nella presentazione di una mostra antologica di Angelo. “…i grandi, grandissimi fotografi colleghi di Angelo sono abituati ad essere adulati, pubblicizzati, hanno stampa e media dallo loro parte… sono tanti pavoni e pavoncelli… Cozzi, invece, è sempre stato modesto, schivo, silenzioso, mal compreso e, sotto sotto, invidiato…”.

sci olimpiadi innsbruckOne man show, potremmo titolare questa foto che vede Angelo riprendere una gara di sci con tre fotocamere contemporaneamente.

Gherardo e Angelo si conobbero nel 1954. Il primo muoveva i primi passi nella professione scrivendo per la rivista, di cui era anche direttore, della Rari Nantes Milano, società sportiva; il secondo fece la sua prima copertina proprio con quella rivistina. Era una foto della Furiosi, all’epoca numero uno della società. Nella Milano dei primi caldi estivi, sul tavolo dello studio una scatola di biscotti, Angelo mi parla del nuoto, della sua passione per quello sport. Dal suo indefettibile archivio escono ritagli di giornale, copertine di riviste, inserti interi con le sue foto. Ho negli occhi le immagini dello sport ai nostri giorni. Penso alle risorse tecnologiche di cui possono godere. Inimmaginabili quando Angelo fotografava nuotatori e Olimpiadi. Eppure, quelle fotografie, scattate al tempo della pellicola, nulla hanno da invidiare a quelle di oggi.

nuoto annuarioLa copertina di Annuario del Nuoto, al quale Cozzi collaborò con immagini molto apprezzate, ma pagate con un cambio pubblicità.

Per Angelo i limiti dello strumento non sono mai stati i suoi limiti. Ha sempre trovato un modo per superarli.
“…all’epoca lavoravo con la Rollei e il Multiblitz ...” racconta. Per chi non lo sapesse Rollei, diminutivo di Rolleiflex, era una fotocamera di medio formato a pellicola 6x6. Un parallelepipedo con due obiettivi a focale fissa: uno per inquadrare il soggetto, l’altro per riprenderlo. Il Multiblitz, invece, era il flash: cinque chili di batterie al piombo. Angelo, per essere più agile nello spostarsi, portava le batterie dentro uno zaino costruito su misura. “…conoscevo bene gli stili delle varie specialità – racconta Angelo – e proprio con una foto di nuoto uscii per la prima volta su una rivista di fotografia. Era una partenza dorso di Claudio Lombardi, ottimo nuotatore…”.

badge maratona new york

Tanti i Pass stampa che Cozzi ha collezionato nella sua carriera: centinaia, tutti puntigliosamente conservati.

Per la cronaca: l’anno era il 1956 e la rivista Ferrania, periodico edito dall’omonima Casa produttrice di pellicole. Un punto di riferimento per amatori e professionisti. Avere un’immagine nelle pagine di Ferrania era riconoscimento ambito. Oggi siamo abituati a vedere i nuotatori dal di sotto, mentre gareggiano in piscina. All’epoca era una novità. Inutile dire che Angelo Cozzi fu tra i primi. “…all’epoca feci molti servizi, centrati su come si nuota secondo i vari stili….Lo puoi vedere bene solo se riprendi l’atleta da sotto. La piscina dove si allenavano quelli della Rari Nantes aveva dei grandi oblò, sotto il pelo dell’acqua da dove potevi fotografare….davanti ad uno mettevo la Rollei e davanti a quello vicino il flash…”. I risultati li vedete in queste pagine: validissimi ancora oggi. Al nuoto Angelo è molto legato. Grazie al nuoto conobbe l’olimpionica Elena Zennaro: record italiano di nuoto a rana, due Olimpiadi all’attivo. Divenne la sua prima moglie. Fu anche sua complice in un paio di scoop.

07G per catalogo citta del mare 1986 aRicerca della postazione migliore e dell’effetto fotografico più accattivante è la costante di Angelo. In questo caso lo vediamo mentre realizza alcuni scatti per il catalogo del villaggio Città del Mare di Terrasini.

Dell’Ungheria ho già raccontato nel capitolo del reportage. Dell’Olimpiade romana del ’60 ne scrisse Gianpaolo Ormezzano su Tuttosport del 3 settembre 1960 in un ironico corsivo titolato “ Indagini”. “Indagini serrate al Villaggio per individuare il fotografo, inviato di un noto rotocalco, che ha scattato foto alle atlete in camicia da notte, superando centomila sbarramenti. Indagini personali ci hanno portati a sospettare, più che il fotografo, un’atleta del fotografo stesso innamorata. E’ così facile insegnare come si usa una Rollei….”. Gli storici lo chiamano il paradosso di Cleopatra. E’ quel piccolo imprevisto che può cambiare il corso della Storia. Se Cleopatra non avesse avuto quel nasino così seducente Antonio non se ne sarebbe innamorato e, forse, oggi il mondo sarebbe diverso. Ad avere il nasino seducente, questa volta fu Angelo ed Elena Zennaro vestì i panni di Antonio. La battaglia non si svolse ad Azio, ma nel villaggio olimpico, off limits per i fotografi, ma non per un’innocente Rollei. Quella di Angelo, usata da Elena per riprendere se stessa e la compagna di stanza Anna Beneck nell’intimità, come si diceva allora. Intimità castigatissima, fatta di bigodini e vestaglie lunghe fino ai piedi.

04D tuttosport 3-9-60Il trafiletto di Tuttosport a firma Ormezzano citato nel testo
“…ho fatto anche il ciclismo ….” continua Angelo, cavando dall’archivio i campioni della mia adolescenza: il francese Jacques Anquetil, il belga Charlie Gaul e i miti di casa nostra Coppi e Bartali. Il ciclismo, lo sport dei poveri come era definito, per l’origine modesta dei suoi campioni, era molto seguito. Forse perché metafora della fatica e dell’impegno che il Paese metteva nella ricostruzione dai guasti della guerra. I giornali, le agenzie impegnavano i loro migliori professionisti e anche ingenti risorse.”…per essere il primo a dare ai giornali le foto della Milano-Sanremo, un anno Farabola mandò all’aeroporto di Albenga, un aereo per riportare subito, me e i rullini, a Milano e battere in tempestività la concorrenza…” Sul tavolo dello studio si allineano storie e immagini: Luigi Musso, il bello e sfortunato pilota della Formula Uno; Fausto Coppi in compagnia della Dama Bianca; Jackie Stewart e la bionda moglie.

olimpiadi messico protesta nera La protesta di Smith e Carlos durante le Olimpiadi di Città del Messico

Nel palmarès di Angelo ci sono anche le Olimpiadi: sette, di cui due invernali. Era a Monaco nel ’72, quando i terroristi presero in ostaggio atleti israeliani e fu la strage. Era in Messico, quando i velocisti Smith e Carlos salutarono, dal podio dei premiati, con il pugno chiuso guantato di nero. Protestavano contro la presenza all’Olimpiade degli atleti del Sudafrica dell’apartheid. La premiazione era tra le ultime nella giornata. La maggior parte dei fotografi se ne era già andata veloce, per spedire le foto alle redazioni. Cozzi, con la sua puntigliosa professionalità era ancora nello stadio. Le sue foto di Smith e Carlos con il pugno alzato sono tra le poche al mondo. A volte non sai se attribuire uno scatto fortunato al caso o alla bravura del fotografo. Quando si parla di Angelo credo che il caso non esista. Credo valga quanto raccomandava Machiavelli: la fortuna è una bella donna che devi afferrare per i capelli, quando ti passa vicino. Insomma, devi metterci del tuo se vuoi che ti si fermi accanto.

sara simeoni oro a moscaL’urlo di gioia di Sara Simeoni mentre conquista l’oro di salto in alto alle Olimpiadi di Mosca.

“…nel 1957 feci una copertina per il periodico Orizzonti, con una foto di Bonatti. Era un personaggio difficile, scorbutico. All’epoca seguivo gli allenamenti degli alpinisti italiani che si preparavano alla conquista del K2. Scattai foto uniche, che mi servirono nei mesi successivi: Compagnoni e Lacedelli assieme, sui ghiacci del Plateau Rosà; Compagnoni con i figli in braccio. Una foto molto pubblicata quando si seppe che lui, assieme a Lacedelli, avevano conquistato la cima…..”. Una profonda amicizia legò Angelo e Compagnoni. Pochi lo sanno, ma le proiezioni che lo scalatore portava in giro per le sue serate, erano preparate da Angelo. Sempre Angelo fu suo complice di goliardiche fughe dalla clinica Città di Milano dove Compagnoni era ricoverato. “…la sera gli portavo i vestiti e ce ne uscivamo per andare al ristorante…”.

01A bobAngelo Cozzi, seduto dietro il guidatore, si appresta ascendere in bob. Si noti la Nikon, con il magazzino da 250 fotogrammi, sistemata su una speciale impalcatura sistemata sul muso del bob.

Le avventure tra gli sport della montagna non mancano certo ad Angelo. Il bob, ad esempio. “..volevo scendere con il bob, per questo motivo proposi ai giornali diversi servizi che mi avrebbero permesso di farlo. Per primo accettò il periodico Il Campione, poi Epoca. La squadra azzurra del bob era allora dell’aeronautica. Feci costruire una mensola davanti al guidatore e sopra fissai una Nikon col dorso da 250 fotogrammi. Feci anche la follia di scendere col bob seduto di schiena, per riprendere le espressioni del frenatore. Un’esperienza interessante, con la sua dose di fatica: in curva sei schiacciato da parecchi G, come fossi dentro un caccia. Durante tutta quell’avventura ebbi un solo incidente: ci rovesciammo una volta, alla fine della discesa, ma gli unici danni li ebbe il dorso da 250 fotogrammi della Nikon.

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